Mehmedovic ( italiano )

Il valicamento creativo che scorgiamo immediatamente nella scultura di Gair Clair Morris che qui vi proponiamo, è indirizzato verso una specie di travaso, o “passaggio della forma”. La forma, che l’artista “leva” dalla massa materiale dei prodotti scultorei qui presentati, si sottopone all’idea di fondo citata in apertura. In questo senso, sotto le sue mani, materiali come la pietra, il ferro o l’argilla cambiano e diventano opere d’arte. La traccia che ci porta a scoprire la sua attività creativa, in senso temporale, si snoda molto pacatamente dalla figuralità all’astrazione. In questo senso, le sue opere oggi si presentano molto più frazionate e diverse nell’esecuzione pur rimanendo, allo stesso tempo, effettuate nel senso dell’idea di fondo. L”‘otticità dell’oggetto”, che in scultura crea l’immagine, nell’opera che abbiamo dinnanzi, oltre alla voluminosità della materia, si basa anche sulla luce.
L’effetto luminoso costruisce sia l’espressività che l’idea confessionale dell’autrice, ed essa lo sfrutta, significativamente e del tutto praticamente, in tutta la sua complessità. Le forme che ciò supportano sono sferiche e portano alla vacuicità del complesso scultoreo che si effettua in modo che la massa del corpo (intesa come volume) oltrepassa la propria soglia di mediazione. La luminosità, come valore aggiunto, si trasforma in forma creativa dell’espressione materiale.
Nella sua opera Gail Morris ha sempre dato un peso particolare al materiale d’esecuzione per animarlo nelIa sua esistenziale grossolanità. 11 ferro e la pietra soprattutto. Le sue prime sculture in ferro, nate nella fase iniziale di creatività, erano strutture composte di forme estremamente appunti te, che rincorrevano una determinata confessione fabulativa in una specie di rappresentazione teatrale di traduzione delIa realtà. Nel decennio appena trascorso, il suo lavoro era legato ai contenuti interumani, al rapporto tra uomo e donna, e veniva espresso nella piccola scultura in pietra, dove la forma sferica già acquistava un posto importante. La figuralità espressa era qui piuttosto esplicita. Il momento di svolta nella sua opera, può essere considerata la massiccia scultura dal titolo “Looking for a light” (1991), dove facendo uso della luce, introduce l’idea dell’attraversamento.
La mostra espone una serie di sculture che applicano quest’idea in varie esecuzioni e in diverse modalità espressive. Lo sviluppo della presenza dell’impulso luminoso è chiaramente percepibile nei campioni qui esaminati. 11 materiale di base al quale l’autrice si dedica è la pietra. La forma che essa sviluppa (ad eccezione della monumentale scultura “Looking for a light”) deriva dal cerchio. Il modello della fluidità da lei concepito è dato invece dalla struttura a goccia. Molto indicativa è la comunione del metallo e della pietra che si espande come processo di metamorfosi, di travaso alI’interno della massa espressiva. Il legame dell’autrice con la natura è presente in un più profondo senso ideale e contenutistico e si palesa nella mimesi delle forme e nell’influenza del materiale. La consapevolezza del materiale è sicuramente una componente preliminare del lavoro dell’artista.
Da essa si è sviluppata buona parte dell’importanza verso il contenuto che caratterizza la scultrice. In questo “divenire”, l’idea del travaso è probabilmente erede del sottile rapporto dell’artista con il materiale nel quale sprigiona i propri stimoli e desideri creativi.
Per Gail Morris è stato decisivo il suo incontro con la pietra avvenuto ancora alcuni decenni fa. Nella pietra ha sentito la possibilità di esprimersi, ha sentito le possibilità che scaturivano “dal suo interno”, sia dall’essenza della pietra quanto dalle forme che le stabiliva. Per decenni la sua volontà ha sgretolato e “plasmato” la pietra. La levigava negli enormi e monumentali pezzi dalle forme antropomorfe che oggi decorano alcuni spazi esterni, oppure l’ha modellata in piccole statuette figurative dalle svariate concezioni contenutistiche e formali. Oggi guarda nuovamente anche al ferro.
Potremmo dire, che nella propria intrinseca “dura” immediatezza, il ferro sia simile alla pietra. NelIe varie bozze tecniche e nei processi dissolutivi della figura, la scultrice è venuta a trovarsi in una situazione piuttosto ambigua nei confronti dei materiali. L’idea del travaso si è praticamente manifestata come unione: una comunità dove pietra e ferro si raffrontano. La consapevolezza delIa luminosità, che nelIa pietra, nel ferro e nella ceramica si svolge soprattutto con l’introduzione di “apertura”, vacuicità della massa che resiste ma infine soccombe e porta con dignità la propria decorazione, è il punto culminante del lavoro attuale delI’artista. La concezione rustica delIe sue sculture, nella lavorazione di finitura si trasforma in una materia lirica, poetica con una ricca riflessione energetica. La materialità, smussata dalIa luce, raggiunge la perfezione. L’idea del travaso, della fluidità, si riallaccia all’infinito. all’armonia della polarità. alla spaziosità del pluriorientamento. alla grandezza, all’universalità… Questo trasferimento della forma produce molta dedizione mentale che accompagna incessantemente le iniziative artistiche delI’autrice. L’elemento della luminosità che scivola attraverso le aperture, feritoie introdotte, è come una specie di surrogato del colore nelIa visualizzazione dell’oggettività.
Tutta la dinamicità si sublima in una specie di estensione nel tempo, che nei soggetti scultorei in esame intendiamo come viaggio della luce attraverso il tempo oppure viaggio della massa e quindi della forma attraverso il tempo. La temporaneità catturata è invece uno degli aspetti primari della ricerca nel visuale.
La scultura in pietra, metalIo e ceramica non smaltata, esposta in questa mostra, presenta un’ampia panoramica della scultura di Gail Morris. La sua creatività, che si è sviluppata man mano nello scoprimento e nelIa competizione con la pietra, con la rozzezza del ferro, ed è riuscita ad esprimersi e a raggiungere la plasticità iIlusionistica anche nella fragilità dell’argilla, alla dispiegazione dei contenuti presenta sicuramente una miscela di spiritualità e corporeità. La preoccupazione nello studio delle forme si è evo Iuta nei giochi con le forme, dove il prodotto finale indirizza, con indicativa espressività, al superamento della corporeità stessa. Le sculture analizzate possiedono un volume sferico, a volte morbido e arrotondato con liricità, ma anche aperto ed elaborato, dove gli interventi nelIo spazio sfociano nelIa vacuicità. L’artista non è sempre alle prese con la mediazione ma è piuttosto spettatrice e cerca di catturare quanto già determinato. Con il suo sottile istinto per la natura, per la “buona forma”, attraverso la realtà oggettiva, materiale, raggiunge “la trasparenza delIa materialità”. Con “i modi di congiunzione dello spazio”, la ritmicità della forma che sviluppa come oggetto, come struttura che nobilita con l’elemento delIa lucentezza, determina la presenza irrisolta del materiale nel senso di partenza verso la spiritualità. Nel campo psichico, dove predomina la sua suggestività, oscilla tra “romanticismo” e rigorosità.
Dejan Mehmedovic