Reska poetika / Poetica tagliente 2021 ( italiano )
Gail Morris
Poetica tagliente
La partecipazione a trasformazioni cosmogoniche cela il pericolo delle attività proibite. Il Dio del fuoco, il conoscitore dei vulcani, il protettore dei fabbri, Efesto, seduce l’artista. Il fabbro che manipola con il fuoco è custode di segreti e la sua attività è vicina alla magia. Nonostante possa forgiare l’universo, egli non è un Dio. Il fabbro entra in contatto con l’universo padroneggiando il fuoco e l’acqua, e questa è una trasformazione alchemica. Ciononostante, o forse proprio per questo motivo, Gail tende verso la temperatura, l’ardere, il fuoco, trasformando l’azione artistica in un gioco rituale con lo stato degli elementi.
Gail Morris ribadisce ancora una volta che nell’arte contemporanea la tecnologia e il materiale non determinano lo status di un’opera. L’artista presenta le sue opere, create combinando materiali e tecniche, come installazioni nello spazio. Possiamo viverle come omogenee, indipendentemente dalla loro specificità unica. Analizzando l’opera di Gail Morris, si nota la concentrazione verso il completamento di una ricerca artistica. Anche se i suoi cicli precedenti continuano a mescolarsi e a persistere, l’artista resta sempre consapevolmente fedele al suo canone autoimposto, evitando le insidie dei giochi di parole.
Tutti gli oggetti sono tridimensionali e rivelano l’approccio scultoreo e la formazione dell’artista. Si tratta di oggetti, oggetti mobili e, più precisamente, di oggetti ai quali è stata attribuita la possibilità di muoversi. Le forme rimandano all’erba stilizzata, alla pianta del papiro o, forse, a un allegro pilastro antico. Alcuni oggetti sono sospesi in aria e altri posizionati sul pavimento. Possiamo considerare questo ciclo anche come un insieme di grafici tridimensionali.
Gli elementi spaziali del progetto sono caratterizzati da materiali ben definiti: si tratta di materiali riciclati, da installazione, barre e superfici in vetro. La sfida per l’artista è giocare con elementi che (ri)costruisce, elementi trovati a caso e che successivamente seleziona. La sua creatività non trova ostacolo nella tecnologia e nei materiali. La composizione dell’interno, dell’esposizione è cosparsa di frammenti: opere in aria e sul pavimento. Il rapporto tra linee nere e superfici trasparenti e geometriche che costruiscono l’oggetto è drammatizzato dal ritmo. Non siamo sicuri se la forma dell’oggetto dipenda dalla linea scura o se la linea dipenda dalla forma piatta, triangolare e sfocata. La linea giocosa, che rappresenta un elemento estetico e strutturale, e le superfici piatte, semitrasparenti e nettamente allungate, associano all’ariosità e allo spazio. Questi potenziali mobiles presentano numerose possibilità di movimento, ma non si muovono. Offrono la sensazione di uno spazio definito.
Oggetti imponenti creano il ritmo di questo spazio espositivo, che orienta l’attenzione verso l’intersezione tra esperienza del pericolo e poetica. Tutti gli oggetti sono dello stesso tipo, fatti con gli stessi materiali, ma secondo composizioni diverse. L’artista rispetta e non nasconde l’essenza del materiale, nonostante sia guidata dall’intenzione di attribuire nuovi significati, modifica drasticamente le norme archetipiche dell’esperienza. Come se il suo pensiero provenisse da Efesto. Quanto più egli si nasconde, tanto più l’artista lo rende visibile. L’energica destrezza di Efesto, l’energia della sua conoscenza del fuoco, della temperatura, sono collegate al materiale vetroso, scuro, sintetico ma anche fonte di illusione. La trasparenza parziale rimanda all’elemento acqua. Il carattere sfocato degli elementi in vetro non nasconde la luce, né lo spazio. Lo mette semplicemente nell’ombra. L’artista inserisce sapientemente questi elementi e/o le loro associazioni nel progetto. Le forze energiche si trasmettono attraverso forme scure e allungate, anche se l’energia si esprime tramite parti appuntite e triangolari degli oggetti. L’artista raggiunge il suo canone attraverso una trasformazione degli oggetti e un’esposizione drammatica. Gli elementi aguzzi, le forme del vetro potenzialmente pericolose dal punto di vista fisico, si combinano in una unità solida, biomimetica ma anche lirica.
Il dramma e anche la riservatezza alla base dell’idea progettuale si rendono riconoscibili attraverso i materiali utilizzati. Elementi allungati, scuri e sintetici rappresentano la struttura portante ma associano anche alla forma. Qui c’è il vetro, che è un materiale tangibile, ma che permette il passaggio della luce e/o dello sguardo. Sembra che ci venga presentato al margine dell’associazione tra organico e tecnologico. Le parti fredde e scure ci sembrano organiche, modellate in un modo non uniforme da sembrare vive. Il dramma è dato da elementi potenzialmente pericolosi, creati con materiali trasparenti. In base all’esperienza, il vetro si presenta come un materiale utile per dividere l’interno dall’esterno, ma fragile. Qui troviamo segmenti decorativi semitrasparenti appuntiti e applicati deliberatamente in modo misero. Sembra che l’artista ci metta in guardia rispetto al quotidiano diviso tra percezione della bellezza e dramma della sopravvivenza.
Questa è una ricerca sul percorso che dalla superficie e dalla linea porta all’occupazione dello spazio. Suggerisce sempre un’“appropriazione” dello spazio e la sua incorporazione nelle forme. Il rapporto con l’osservatore diventa comunicazione attiva perché, in seguito alle perforazioni create e al movimento dell’occhio dell’osservatore, cambia anche la forma dell’oggetto. Gli oggetti si attivano grazie alla pienezza dello spazio. L’artista, nella sua spiegazione, racconta dell’idea della problematizzazione e dell’annullamento dell’idea di uno spazio dato. Realizza tutto questo attraverso posizionamenti, dimensioni, materiali selezionati nell’ambito dell’esposizione. Percorrendo lo spazio dell’esposizione, la superficie di contrasto delle forme si presenta sempre in modo attivo da ogni prospettiva. Gli oggetti nello spazio fluttuano, nonostante la materialità. Gail offre un tempio di forme, un tempio di ritmi.
Abbiamo di fronte forme biomorfe, astratte e distopiche. L’artista sfrutta le risorse della materia, ma non senza una strutturazione temporale e spaziale. Inoltre, nella sua riflessione, li segna con la spontaneità e impulsività del gesto. Qui, unioni visibili comunicano in modo drammatico con le forme piatte, triangolari e sfocate. Tuttavia, sembra che l’artista presenti la realtà proprio grazie a queste caratteristiche dei materiali e forme utilizzati. Oltre a utilizzare in modo eccessivo materiali sintetici, ci troviamo sempre sotto pressione, spaventati, avvolti da una sensazione di insicurezza per la sopravvivenza. Si tratta di un’esistenza messa in discussione, di minacce costruite, attacchi pubblicitari, prodotti base troppo costosi, tra cui l’acqua e l’energia elettrica, per arrivare al pane e al latte. I dubbi sul domani non danno tregua alla tensione nervosa. La pressione è costante e non si ferma mai. Quando pensiamo che domani sarà una giornata dedicata alla pace del corpo e dell’anima, arrivano bollette, solleciti, o si guasta lo scaldabagno. Non sappiamo com’era per le generazioni passate, ma ci sembra davvero che nel presente ci si tenga volutamente e costantemente in una situazione di tensione mentale.
La sinergia dell’inclusione ci allontana dai singoli elementi e orienta verso l’idea del progetto come insieme. L’artista offre un’idea d’autore grazie a una sensibilità eccezionale e interventi equilibrati, senza lasciarsi sedurre dalle possibilità dei materiali. È evidente l’utilizzo della maestria in linea con l’idea. L’artista crede nella semplicità. Non è stata sedotta nemmeno dall’idea della geometria dura. Sembra allineare gli elementi in serie, tracciarli con la mano, con un tratto libero, conferendo ulteriore e insostituibile fascino all’intero progetto.
L’autrice ci provoca con un’esposizione di oggetti potenzialmente pericolosi e taglienti. Indica l’incertezza della realtà. Offre l’esperienza personale, senza gravare la forma di definizioni. Aggira la narrazione. L’osservatore è incoraggiato a vivere l’esperienza. Noi dobbiamo “scivolare” tra gli artefatti, evitando quel tatto che dal punto di vista visivo e vitale non garantisce sicurezza. Qui sta la forza della riflessione artistica. Nell’attirarci, trascinarci nell’esperienza che l’artista ha del mondo che la circonda. Gail Morris lo fa in modo magistrale. Perché l’arte contemporanea non è qui per offrire dipinti esteticamente belli, ma per offrire un avvertimento, ricordare, stimolare alla riflessione su noi stessi e sulla nostra posizione all’interno di questo attimo storico.
Abbiamo di fronte una testimonianza ferma sulla teoria dialettica della partecipazione. Gli elementi che riconosciamo nelle opere, sotto l’egida dell’artista, sono esposti in un sistema interattivo di trasformazione. In questa ambientazione mistica, tipica di Efesto, queste forme alludono a piante o essere viventi o forse al mistico Graal.
Eugen Borkovsky, agosto 2021